I WABIKUSA IN ACQUARIO

 

Premessa

L’articolo che state leggendo è frutto di un lungo lavoro durato più di 6 anni, non vuole essere complicato, con sola teoria… anche perché per me questa è una forte passione, e non ho le basi di studio idonee per approfondire a dovere alcuni concetti di agronomia.

Vuole però essere un articolo semplice che spiega step by step come raggiungere dei buoni risultati a livello casalingo nella coltivazione dei wabikusa.

Un ringraziamento particolare che ritengo doveroso esprimere, va all’aiuto dell’amico Massimo Iannella, senza il quale questo articolo non sarebbe mai stato scritto, Massimo è stato un supporto tecnico e teorico preziosissimo.

  

  

Creazione dell’impasto (secondo la mia personale esperienza):

Materiale occorrente:

  • Ketotsuchi argilla raccolta nelle profondità delle risaie giapponesi, molto utilizzato dai bonsaisti per creare delle composizioni su roccia, lo trovate in qualsiasi negozio che tratta prodotti per bonsai, o nei migliori garden shop.
  • Guanti (perché il ketotsuchi è una terra che sporca parecchio le mani durante l’impasto)
  • Un vaporizzatore, riempito con sola acqua osmosi.

 

Procedura e tecnica per la creazione del substrato:

 

  • Prendere dal sacchetto una manciata di ketotsuchi, bagnarlo leggermente utilizzando il vaporizzatore con sola acqua osmosi, mi raccomando non bagnatelo troppo, basta solo inumidirlo, il ketotsuchi ha la grandissima proprietà di essere in grado di assorbire moltissima acqua e restare umido per moltissimo tempo.

 

  • Indossare i guanti e procedere ad impastare la terra… usare forza durante l’impasto, premere e schiacciare la terra tra le dita, cercando di sfaldare i grumi duri che sono presenti ed eliminare la presenza (a volte) di alcune radici. Lavorare la terra per almeno una decina di minuti, impastandola energeticamente. la consistenza finale deve essere paragonabile ad una palla di pongo molto malleabile e soffice.

 

  • Una volta raggiunta la consistenza giusta, prendete delle piccole porzioni di terra e create dei piccoli dischetti rotondi, io di solito creo dei dischetti con diametro di 5cm e di altezza 1,5cm (ma le dimensioni variano in base all’utilizzo che ne volete fare). Per esempio per creare un wabikusa mix con più specie presenti, io di solito creo un substrato largo almeno 15cm di diametro e alto nella parte perimetrale almeno 1,5cm, mentre nella parte centrale almeno 4/5cm, questo per ottenere una leggera forma conica e per riuscire soprattutto a dare una piccola sfumatura di profondità alla composizione, sfruttando l’altezza della parte centrale. Qundi ricapitolando la forma da dare al substrato è assolutamente personalizzabile.

 

  • Una volta creati i vostri dischetti con l’impasto del keto, procedo con la preparazione del substrato per cercare di renderlo idoneo a ricevere le talee delle nostre piante acquatiche, in particolare cerco di creare un ambiente che sia il più possibile favorevole alla crescita e allo sviluppo delle radici. Procuratevi un vassoio, dell’acqua osmosi e uno stimolatore della crescita dell’apparato radicale, quest’ultimo lo trovate nei negozi dove trattano articoli per coltivazioni idroponiche, io utilizzo Root Booster dell’azienda Cellmax. Questo prodotto permette la creazione all’interno del pane di keto, di un ambiente idoneo ad ospitare e far crescere nel migliore dei modi un apparato radicale sano e robusto, quello che poi diventerà il cuore del nostro wabikusa. Seguite le indicazioni riportate sull’etichetta del prodotto dosandolo nella proporzione esatta in sola acqua osmosi (io per esempio preparo una soluzione con 125ml di acqua osmosi e 0,5ml di Root Booster). Prendete un vassoio, versate la soluzione ottenuta creando un sottile velo di un paio di millimetri, e appoggiate i vostri panetti di terra a contatto con questa soluzione nutritiva preliminare. Coprite i panetti con un velo di tessuto non tessuto (TNT reperibile nei garden) e lasciateli riposare a contatto con la soluzione preliminare per 24 ore.

 

  • Passate le 24 ore, il panetto di terra è ora pronto ad ospitare le nostre fragili talee. Attenzione perché questa fase è abbastanza delicata, il panetto di keto ora si trova interamente inzzuppato della soluzione nutritiva preliminare, e quindi la sua consistenza è molto molto fragile, infatti sarà molto malleabile e incline allo scioglimento. A questo punto è doveroso fare una piccola descrizione su quello che ho capito della proprietà del ketotsuchi e della sua capacità di assorbire acqua. Come ho già anticipato, il keto ha una grandissima capacità di assorbimento, ma durante le mie infinite prove, ho avuto modo di capire che, se viene lasciato asciugare, subisce un processo simile alla cementificazione. Provo a spiegarvelo con degli esempi: se lo mantenete costantemente bagnato e a contatto con una soluzione nutritiva, il keto rimarrà sempre bagnato e al tatto si presenterà malleabile e tenero, se invece lo lasciate asciugare, arriverà ad un punto che non sarà più in grado di assorbire acqua e, a livello casalingo, non sono mai riuscito a riportare un substrato secco nelle condizioni originali. Quindi il trucco per poter maneggiare un dischetto di ketotsuchi in modo tale da riuscire a tenerlo in mano per spostarlo e per permettere alle radici di crescere senza che trovino una terra dura e impenetrabile è quello di trovare una via di mezzo alternando momenti a contatto con la soluzione nutritiva e momenti a secco, ma questo concetto lo approfondiremo meglio più avanti.

 

Attraverso l’aiuto di una spatola da cucina, sollevate i panetti con moltissima delicatezza e appoggiateli sul piano di coltivazione, ora sono realmente pronti per essere piantumati.

 

 

Piantumazione e tecniche di taleaggio.

Una premessa importantissima è quella che si devono assolutamente utilizzare delle piante acquatiche in forma emersa, che non siano mai state messe in acqua, (mettetevi d’accordo con il vostro negoziante di fiducia in modo tale che quando riceve le piante, ve le tenga fuori dall’acqua!.. questo perché la maggior parte delle aziende che commercializzano piante acquatiche, le coltivano in idroponia e quindi la pianta è sicuramente nella sua forma emersa).

Mi premeva fare alcune considerazioni sulle tecniche di riproduzione tramite talea, che è poi la tecnica che utilizziamo maggiormente nel nostro hobby.

La tecnica di riproduzione tramite talea sfrutta le enormi proprietà rigenerative dei vegetali, in particolare quella di differenziare il tessuto radicale dal tessuto indifferenziato (meristematico) che si trova in sottilissimi strati sottoepidermici in varie parti della pianta. Infatti la talea può costituirsi a partire da un frammento di fusto.

Prima di approfondire alcune letture su questa tecnica di riproduzione, pensavo che si potesse ottenere una sola talea da un singolo stelo, e che si dovesse tagliarlo a metà della sua lunghezza, e ripiantare la parte apicale nel substrato.. e basta!.. (non sapete quanto mi sbagliavo!)..

Documentandomi ho scoperto una tecnica pazzesca.. un singolo stelo di rotala rotundifolia per esempio lungo 10cm, può essere tagliato in 5 pezzi lunghi 2cm cad. e ripiantati come talee!!.. l’importante è conservare la polarità, cioè distinguere sempre l’estremità superiore (apicale) dalla basale.

 

 

Altro fattore importantissimo è utilizzare delle forbici pulitissime e ben affilate, per evitare infezioni e quando procedete con il taglio, una piccola accortezza è quella di farlo in obliquo.. per garantire la massima superficie e il massimo “contorno” sul quale si svilupperanno le nuove radici. Altra accortezza, eliminare le foglie più vicine al taglio, perché quando andrete a piantare la talea, queste foglie se non rimosse saranno a stretto contatto con il substrato di keto, anzi a volte vengono anche leggermente interrate e questo è da evitare assolutamente perché la foglia nella maggior parte delle volte marcisce e crea un ambiente perfetto per attacchi patogeni e funginei.

Quindi potete ben capire che da un singolo vasetto di Rotala rutundifolia per esempio, potete ricavare senza tanti problemi almeno una trentina di talee lunghe piu o meno 2/3 cm che poi, tramite l’utilizzo di una pinza, si andranno a piantumare direttamente nel panetto di terra. Stesso identico discorso vale per le piante da prato, prendete per esempio un vasetto di Hemianthus callitrichoides, o di glossostigma, sempre tramite una pinza prelevate delicatamente delle piccole talee da ogni stelo e immaginatevi quante ne potete fare!!

 

 

 

MANUTENZIONE E ACCRESCIMENTO

Tecnica EBB & Flow (Flusso e Deflusso)

Una volta creati, i wabikusa, necessitano di alcune accortezze che consentano un processo di maturazione/radicazione idoneo. Una di queste semplici tecniche, utilizzata nella coltivazione idroponica, è la tecnica EBB & FLOW.

La tecnica Ebb & Flow (flusso e deflusso della soluzione nutritiva) fa proprio al caso nostro,

questa tecnica ci permette di bagnare ad intervalli regolari di tempo il substrato dei wabikusa, garantendo dei periodi di flusso e dei periodi di secca costanti e regolari nel corso della giornata. Come funziona il processo?

 

Il processo di per sé è molto semplice, e  intuitivo:

I wabikusa andranno posizionati su un banco idroponico, ad intervalli regolari di tempo (comandati da un timer) una pompa porterà la soluzione nutritiva all’interno del vassoio, il quale sarà equipaggiato di uno scarico di livello massimo, ed uno scarico per lo svuotamento.

La soluzione nutritiva dovrà rimanere a contatto con i wabikusa con un ciclo costante di 15 minuti ogni 45minuti, quindi 15min ON e 30min OFF) ripetuto 24h su 24.

Il livello massimo che dovrà raggiungere la soluzione nutritiva sarà di 0,5cm, perché dovrà bagnare i substrati dei wabikusa senza arrivare a toccare la parte fogliare!..

Piccola Premessa Importante: NON BAGNARE MAI LA PARTE FOGLIARE dei wabikusa, questa è una tecnica fondamentale per prevenire muffe, e attacchi funginei in genere.

  

Creazione della Soluzione Nutritiva

La soluzione nutritiva gioca un ruolo fondamentale per la riuscita della coltivazione dei wabikusa, è praticamente il cuore del sistema, ed è anche la parte più delicata.

Cercherò di spiegare passo per passo come costruisco la soluzione:

 

1. Utilizzare solo ed esclusivamente acqua ad osmosi inversa

2. Procurarsi un fertilizzante per uso idroponico, io utilizzo i prodotti della Cell-Max, in particolare Hydro grow X e Y e il Root Booster.

3. Dosare i fertilizzanti come consigliato dal protocollo dell’azienda

 

 

 

4. Mescolare bene la soluzione nutritiva

5. Regolare il PH della soluzione ad un range di 6,7 max 6,9.

6. La conducibilità si aggira intorno ai 1700 / 1800 Us

7. La soluzione è formata ma non è ancora idonea per essere messa a contatto con i wabikusa.

 

Attivazione Biologica della Soluzione Nutritiva

Una volta creata la soluzione nutritiva, si deve procedere con l’attivazione biologica della stessa!.. ed è qui che ancora una volta il processo della filtrazione biologica come in acquario, crea il cuore del sistema..

Attivare la soluzione nutritiva collegando un filtro esterno, caricato prevalentemente da materiale per la filtrazione biologica (cannolicchi di ceramica classici) ed uno scomparto del filtro per la filtrazione meccanica (spugne e /o lana).

Inserire nella soluzione nutritiva un inoculo batterico, io utilizzo il Combifol Duo dalle seguenti caratteristiche:

“Combifol Duo è un prodotto ad azione specifica sia sulla rizosfera sia sulla fillosfera; riequilibra la microflora radicale e fogliare, promuove l'accrescimento vegetativo e produttivo. I batteri presenti in Combifol Duo colonizzano rapidamente l'apparato aereo delle piante sviluppandosi sui possibili siti d'infezione che diventano così inaccessibili agli attacchi di eventuali patogeni quali Alternaria, Botrytis cinerea, Taphrina deformans, Oidio, Bremia, Peronospore e Monilie in genere. L'azione benefica di Combifol Duo è conseguenza dell'azione chitinolitica, glucanolitica e proteolitica determinata da specifici enzimi secreti da B subtilis e B. licheniformis che ostacolano la crescita dei patogeni. Le micorrize unite alla sostanza organica favoriscono un migliore assorbimento dei nutrienti, soprattutto del fosforo, e favoriscono lo sviluppo di un apparato radicale sano e funzionale.”

Questa attivazione biologica è fondamentale, ed è realmente il cuore del sistema, i batteri del genere PGPR infatti:

- Aiutano a prevenire attacchi funginei e di marciume radicale

- Permetteno alle piante di assorbire i nutrienti presenti nella soluzione nutritiva in modo ottimale.

 

Nelle foto di seguito riporto proprio l’esperienza diretta di un massiccio attacco parassitario e soprattutto fungineo con conseguente marciume radicale.

Quell’esperienza mi costrinse a buttare l’intera coltivazione!.

I waby erano purtroppo fortemente compromessi.

  

 

Luce, Umidità e Temperatura

Partecipando ai meet-up di Aquagarden presso l'azienda Anubias, ho potuto apprezzare i nuovi e sofisticati sistemi che una serra professionale ha a disposizione per poter garantire alle piante il massimo comfort in fatto di illuminazione e ombreggiamento.

A livello casalingo è impossibile riprodurre gli impianti presenti in una serra professionale dove tutti i parametri fondamentali per la crescita delle piante (luce, umidità, temperatura, ombreggiamenti, ecc.) sono tenuti sotto costante controllo da dei sistemi domotici/automatici.

Le soluzioni che io ho trovato, e che mi consentono di avere dei risultati apprezzabili a livello casalingo sono le seguenti:

- La struttura della Grow-Room è rivestita completamente da TNT a triplo strato, per garantire nel limite del possibile un minimo di umidità interna;

- L’installazione di un aeratore, comandato da timer, mi permette un costante riciclo dell’aria interna;

- La posizione del sistema in casa, in una stanza riscaldata mi permette di mantenere costante la temperatura in un range tra i 18/22 gradi;

- L’illuminazione artificiale, costituita da tubi fluorescenti al Neon, con gradazione di colore 6500°K, mi permette di crescere le piante con risultati apprezzabili, e soprattutto i neon producono meno calore di una HQI per esempio, e quindi la vicinanza tra la parte fogliare e i tubi fluorescenti può essere ridotta fino a 10/15cm.

- Il fotoperiodo che gestisco comandato da timer, è di 10 ore al giorno.

 

 

Non misuro e non conosco l’umidità relativa interna alla grow room, anche perché non sarei in grado di mantenerla costante, le variabili in gioco sono molteplici, e comunque posso garantire che per la maggior parte delle piante acquatiche coltivate in emersione, la tecnica che ho descritto qui sopra, aiuta ad avere dei buoni risultati.

Puo essere d’aiuto coprire direttamente con TNT i wabikusa per le prime due settimane di radicazione, basta un solo strato, appoggiato direttamente sulle piante.

  

Parassiti (imparare a conviverci e a tenerli sotto controllo

Le grandi aziende come Anubias, utilizzano dei metodi biologici e introducono nelle serre degli insetti antagonisti (per esempio le coccinelle) ai parassiti presenti sulle piante (afidi..ecc..).

A livello casalingo è impensabile di liberare nel nostra grow-room una ventina di coccinelle per prevenire e/o eliminare i parassiti presenti.

Un metodo molto efficace, che aiuta a mantenere sotto controllo la presenza di parassiti, e che NON prevede l’utilizzo di insetticidi o prodotti chimici, è la sommersione dei wabikusa.

Avete capito perfettamente, la presenza di parassiti è un po come la presenza dei cianobatteri, ci sono e ci saranno sempre!.. si deve solo imparare a conviverci e a tenerli sotto controllo!

Quando vi accorgete della presenza di afidi o altri parassiti sulle piante, prendete i wabikusa colpiti, metteteli in una scatola in PVC e sommergeteli con dell’acqua osmosi a temperatura ambiente, poi li lasciate sommersi per circa 1 ora.

La maggior parte dei parassiti presenti verrà a galla, e potrete rimuoverli senza problemi.

Questa soluzione permette di mantenerli sotto controllo, ma non vi garantisce l’eliminazione.

 

 

Tecnica di Resettaggio

Come avrete sicuramente capito, i range dei valori che caratterizzano una soluzione nutritiva per coltivazione idroponica, sono ben diversi dai valori che sono presenti nelle nostre vasche, e che cerchiamo di sostenere per mezzo della fertilizzazione.

Se un wabikusa viene coltivato con l’obiettivo finale di essere poi utilizzato in acquario, deve prima passare da un processo di Reset delle sostanze nutritive contenute nel panetto di terra.

Come resettare un wabikusa?

Il processo è molto semplice, mantenere i wabikusa a contatto con sola acqua osmosi per almeno 24 ore. Durante questo periodo di reset sostituire costantemente l’acqua che bagna i substrati, garantendo cosi un abbassamento notevole e graduale delle sostanze nutritive presenti!

Tenete presente che stiamo parlando di ketotsuchi, e che ha una capacità di assorbimento notevole quindi un minimo di sostanza nutriente nel cuore del wabikusa rimarrà sicuramente ma la concentrazione sarà molto bassa.

  

Tecnica di asciugatura

Come vi ho già anticipato qualche riga sopra, il keto quando viene mantenuto all’asciutto pian piano  perde la sua capacità di trattenere acqua.

Sfruttiamo questa particolare proprietà per poter portare i substrati dei nostri wabikusa (maturi e completamente radicati) ad uno stadio di solidità che ci permetta di maneggiarli senza problemi e anche di poterli tagliare in più porzioni.

 

Il processo di asciugatura deve essere eseguito dopo la tecnica di reset del substrato, ed è cosi eseguito:

- Posizionare i wabikusa resettati su un foglio di scottex o carta assorbente, per poter completare la fase di asciugatura del substrato.

Sostituire costantemente  la carta assorbente in modo da assorbire bene l’acqua contenuta nel panetto di terra.

Il tempo da dedicare a questa procedura varia moltissimo in base alla quantità di keto che evete utilizzato per creare il wabikusa… mantenere comunque in fase di asciugatura finchè il substrato non risulta asciutto (attenzione non deve seccare!!) deve risultare compatto al tatto in modo tale da poterlo tagliare in porzioni senza problemi.

 

 

Gallery Fotografica

Alternanthera reineckii Rot

  

Lilaeopsis brasiliensis 

  

 

Hemianthus callitrichoides cuba

 

 Elatine hydropiper       

 

 

Elocharis acicularis         

 

 

Elocharis acicularis sp. minima

 

 

 

 

Glossostigma elatinoides  

     

 

  

Higrophila polysperma                       

 

 Higrophila corymbosa kompakt  

 

Ludwigia glandulosa                            

 

Ludwigia repens                               

 

Micranthemum umbrosum  

 

Micranthemum sp.montecarlo                   

 

 Proserpinaca Palustris             

  

Rotala rotundifolia                                

 

 Utricularia graminifolia                                  

 

Posizionamento in Vasca

Dopo la fase di asciugatura, i wabikusa raggiungono la consistenza idonea per essere tagliati in più porzioni, maneggiati senza particolari accorgimenti, e soprattutto sono idonei alla sommersione!

Il substrato di keto è ora pronto per essere immerso in acqua, perché come vi ho già anticipato qualche riga sopra, ha perso la capacità di assorbire acqua.

Con il tempo e la permanenza in stato sommerso, aiutato dalla crescita delle radici, il substrato di keto si uniformerà e fondo dell’acquario, rendendolo ricco e idoneo alla stolonatura.

La fortissima colonizzazione batterica presente nel pane di keto, proteggerà le radici durante la piantumazione, e soprattutto fungerà da inoculo batterico nel nuovo substrato dell’acquario, accelerando i tempi di radicazione e di maturazione.

Quasi ormai un anno fa, iniziai con l’amico Fabio Lorusso una collaborazione, che vide come protagonisti dei wabikusa di hemianthus callitrichoides cuba, le prossime immagini si riferiscono alla tecnica di piantumazione e alla definitiva sommersione:

 

 

 

 

 

 

Composizioni artistiche con wabikusa

 

 

Wabikusa 1° Classificato concorso EAPLC 2017

 

 

Ringraziamenti

Un grazie particolare a tutto il team di ITAU, questo articolo è frutto di almeno 6 anni di esperienza e di passione concreta… come team abbiamo raggiunto dei notevoli risultati in termini di qualità, estetica e ripetibilità dei nostri progetti.

Spero che questo articolo sia di aiuto concreto a chi vorrà cimentarsi in questa bellissima esperienza dei wabikusa.

 

Grazie a tutti.

Articolo Scritto da Roberto Bielli

Itau Italy

 

 

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